sabato 24 luglio 2021

1.2 - Così non va bene

Ma è stirata quella camicia? 
Si, ma non so stirare.
Così per me non va bene.

Si, ma a te chi l'ha stirata la camicia? La moglie, la madre, allora è facile giudicare le imperfezioni altrui. Fanculo il patriarcato. E fanculo anche il mio perfezionismo di cui mi vergogno, il modo in cui me la prendo per queste cose senza riuscire a smettere di pensarci perchè voglio il controllo, lo voglio tutto, su ogni piccola piega e su ogni ricciolo. Cristallo sbeccato, non più impeccabile, bersaglio di chi ora vede il proprio riflesso con un taglio sul viso. 
"Il controllo è prova di potere e garanzia di libertà: un modo di assicurarci assoluta indipendenza da ciò che non dipende da noi".  
Il macrocosmo nel microcosmo, il mio essere improponibile aggrappato a quella camicia stropicciata, la mia. Ho riprovato a stirarne un'altra, oggi, è difficile. Vedo pieghe ovunque. C'è un'unica piega, in realtà, e mi ci sono infilato dentro al riparo da questo ambiente sessista, omofobo, razzista, xenofobo, tipicamente italiota.
Mi ritrovo con una pellaccia più spessa di quanto immaginassi però non mi rimane indifferente tutto questo, mi sento come intossicato e a volte la sera devo piangere, sento sempre il bisogno di depurarmi o di ricostruirmi. Lo dice anche Seneca, però, che il rimprovero quando non è misurato ferisce invece di rendere migliore (Seneca parafrasato da Foucault). Non è per la grevità dell'ambiente che piango: non i morti ma i vivi sono il problema; quelli che adesso nella mia vita hanno un volto e un nome, ricorderò per sempre anche loro benché malvagi come gli altri che al posto di aiutare rigirano il dito nella piaga, se ne hanno l'occasione. E lo faranno se capiranno quanto mi feriscono questi commenti, come cado sul pavimento sporco, perennemente sporco di schegge. L'enfer, c'est les autres. O forse l'inferno sono io, che non mi perdono niente e non mi nascondo niente. Il mio è stato un inizio col botto, e ora naturalmente temo di cadere a pezzi o di retrocedere, queste vertigini non le avevo mai provate quando ero paladino della nevrosi, schiavo di un sistema che vorrebbe tutti burocrati, mi volevo piccolo e geometrico, ordinato, bidimensionale, come la luna che vediamo sempre in parte nascosta ignorando il suo essere sferica. Sono cambiato molto negli anni, in qualche modo ho preso a bruciare come fiamma viva che mai riesce a nascondersi completamente. Così sfioro le vette, ma il prezzo da pagare sembra essere una camicia mal stirata.
Mi si dice che così non va bene, però stanotte c'è la luna piena in acquario allora io dico che forse, invece, va bene così. 

giovedì 22 luglio 2021

1.1 - Moody himbo

 Il lavoro non è cosa seria, sia allora parco giochi energetico. Credevo di piacere a moody himbo, a cui la categoria "normaloide" calza stretta - facendogli un gran bel culo. Tanti piccoli dettagli di lui che sommati assieme lo fanno emergere dalla marmaglia. Una dolcezza solidificata, quadrangolare, sul suo viso colori da bambolotto. Ogni giorno lo vedo eppure non riesco a ricordare il suo volto. Nel terreno trasparente che c'è fra noi ha lanciato qualche gentilezza che presto è sfiorita, è stato brutto come guardare i fiori del cactus che si afflosciano pelosi sulle spine della loro pianta, uno spettacolo immondo. Stamane ho dato dell'acqua a questa bruttura, inutilmente. Probabile che l'himbo sia lunatico e io, cubico, nero e pesante, faccia fatica a seguire la corrente. Così però non si può giocare - o forse si, se me ne vado. O meglio, se me ne sto dove sono, evitando di seguire il vento.

mercoledì 21 luglio 2021

1.0 - La prima settimana

Temevo che sarei svenuto alla vista di un cadavere, così non è stato. L'esperienza estetica del corpo senza vita arricchisce il mio repertorio, contaminato da questo sole cocente che illumina chilometri di condomini e giardini pubblici urbani, la natura addomesticata. I cadaveri invece sono un trionfo della natura, il freddo e gli arti smorti, le chiazze gigantesche che si formano qua e là, somiglianti a voglie di vino o di fragola, la vita dei batteri al loro interno a cui non riesco a smettere di pensare. Uno spettacolo di gloriosa indecenza, eppure immobile. Il corpo morto mi trasmette qualcosa di molto potente, forse la paura di cui è investito. Mi si chiede come va, come mi sento, rispondo che mi sento a mio agio e loro credono sia una specie di complimento all'ambiente lavorativo. 
Questa è una parte di vita che l'essere umano comune scaccia dalla quotidianità e rifugge, il lato oscuro della luna su cui nessuno si interroga. L'atto di chiudere e sigillare quello che era il proprio caro in una scatolina da sotterrare o da infilare nel colombaro, ordinato e in fila come i medioborghesi nevrotici all'ikea, fieri della propria nervosa intransigenza. E a proposito di nevrosi, cerco di camuffare il mio perfezionismo per fare un dispetto al capitalismo, per fare un dispetto al padrone, l'efficienza è mia prigioniera nello sgabuzzino e la libererò quando voglio io. Mi si arricciano i capelli con questo caldo, ricerco ossessivamente il mio riflesso sul carro che mi restituisca qualcosa di impeccabile. 
Non appena mi sarò abituato ai ritmi e alla ripetitività delle funzioni vivrò tutto questo in maniera più rilassata, riprenderò in mano Foucault e forse ricomincerò a scrivere. 

sabato 10 luglio 2021

Hanno chiamato proprio mentre avevo trovato altro a cui pensare, ricercandolo apposta per distogliere la mia attenzione da quest'attesa che trovavo insensata. Sapevo, infondo, che il cerchio si sarebbe chiuso prima della luna nuova di stasera. 
Ho voglia di riempirmi di pasticche, levigarmi. Piantare alberi e fiori. Leggere tutto e non scrivere più niente, scrivere solo nell'aria con i passi indossando gli occhiali. Suonare un flauto, se l'avessi.
Non ho idea di cosa mi aspetta, devo avere la pelle perfetta.

sabato 3 luglio 2021

 A piedi e con cuore leggero m'avvio per libera strada,
in piena salute e fiducia, il mondo offertomi innanzi,
il lungo sentiero marrone pronto a condurmi ove voglia.
D'ora in avanti non chiedo più la buona fortuna, sono io la buona fortuna.
D'ora in avanti non voglio più gemere, non più rimandare, non ho più bisogno di nulla,
finiti i lamenti celati, le biblioteche, le querele critiche, 
forte e contento m'avvio per libera strada.
La terra, e tanto mi basta, le stelle non scendano più accosto,
so che stanno assai bene dove sono,
so che bastano a quelli che appartengono ad esse.

Canto della strada, Walt Whitman

giovedì 1 luglio 2021

Paint me as a villain

 Il motivo che mi ha spinto ad aprire questo blog mi è sconosciuto. Una sera è successo perché non sapevo cosa fare. In passato questa piattaforma è stata non solo un rifugio dal mondo, ma anche un rifugio dalla mia solitudine. Senza il blog che curavo una decina d'anni fa non avrei mai conosciuto alcune delle persone più importanti della mia vita. L'idea di documentare il mio becchinaggio è solo un pretesto per fingere che dietro tutto questo ci sia un progetto preciso: non c'è.

Ho come il sospetto che tutto ciò riguardi in realtà il mio terribile rapporto con la scrittura. Ho litigato con la Musa qualche mese fa, da allora non ci parliamo più. Eppure eccomi qui, miserabile, a scribacchiare di nascosto da tutti e da me stesso. Qualcosa che stride in questo ritorno, nel credere di potersi rifugiare negli stessi posti di allora, è un'illusione. Qui ci sono solo io, situazione che ha i suoi vantaggi. Un giorno sentirò l'esigenza di ricostruirmi, di aprire gli occhi davanti allo specchio, di capire come sono arrivato da qualche parte. Leggerò queste parole e penserò che non ero poi così deficiente. O forse si. Forse avrò disimparato anche a leggere, come ho disimparato a scrivere, mi sale l'impeto autodistruttivo e penso "lo spero tanto".

Avere trent'anni e non sapere da che parte stare: se da quella dei vinti amareggiati, o da quelli dei vinti orgogliosi di essere stati rigettati dall'ingranaggio societario; sono abbastanza intelligente da capire che dietro a un tale gonfiore del petto c'è solo l'invidia e ci sono i rimorsi: è facile imputare tutte le colpe a quanto di più astratto ci sia, non proprio un dio, ma la "società" che dopotutto è composta anche da me, che nausea.. Intelligente si, scaltro no. Non sono un "trentenne che ce l'ha fatta", in altre parole, sono un vinto, un vinto con un caratteraccio da vincitore - perché se vincere in un mondo del genere significa piegarsi, preferisco spezzarmi. Eccomi decapitato, inesistente, "torvo in volto, come lo spettro di un re ucciso." 

In teoria sto aspettando l'arrivo della divisa, fatto sta che dalla visita medica non si sono più fatti sentire, quelli del lavoro. Sarebbe ben strano se sparissero dopo avermi fatto fare le analisi del sangue e un abito su misura. Comincio a temere di essermi immaginato tutto. L'idea di non essere disoccupato è così surreale. Fingo di saper vivere scrollando le spalle "ma certo che mi chiameranno". La verità è che non ci dormo la notte. Siamo in Italia, o non mi chiameranno mai più o chiameranno e pretenderanno che sia pronto per il giorno dopo. *** *****.

La magrezza è piú nuda, piú indecente della grassezza.

 ~ Charles Baudelaire