Il motivo che mi ha spinto ad aprire questo blog mi è sconosciuto. Una sera è successo perché non sapevo cosa fare. In passato questa piattaforma è stata non solo un rifugio dal mondo, ma anche un rifugio dalla mia solitudine. Senza il blog che curavo una decina d'anni fa non avrei mai conosciuto alcune delle persone più importanti della mia vita. L'idea di documentare il mio becchinaggio è solo un pretesto per fingere che dietro tutto questo ci sia un progetto preciso: non c'è.
Ho come il sospetto che tutto ciò riguardi in realtà il mio terribile rapporto con la scrittura. Ho litigato con la Musa qualche mese fa, da allora non ci parliamo più. Eppure eccomi qui, miserabile, a scribacchiare di nascosto da tutti e da me stesso. Qualcosa che stride in questo ritorno, nel credere di potersi rifugiare negli stessi posti di allora, è un'illusione. Qui ci sono solo io, situazione che ha i suoi vantaggi. Un giorno sentirò l'esigenza di ricostruirmi, di aprire gli occhi davanti allo specchio, di capire come sono arrivato da qualche parte. Leggerò queste parole e penserò che non ero poi così deficiente. O forse si. Forse avrò disimparato anche a leggere, come ho disimparato a scrivere, mi sale l'impeto autodistruttivo e penso "lo spero tanto".
Avere trent'anni e non sapere da che parte stare: se da quella dei vinti amareggiati, o da quelli dei vinti orgogliosi di essere stati rigettati dall'ingranaggio societario; sono abbastanza intelligente da capire che dietro a un tale gonfiore del petto c'è solo l'invidia e ci sono i rimorsi: è facile imputare tutte le colpe a quanto di più astratto ci sia, non proprio un dio, ma la "società" che dopotutto è composta anche da me, che nausea.. Intelligente si, scaltro no. Non sono un "trentenne che ce l'ha fatta", in altre parole, sono un vinto, un vinto con un caratteraccio da vincitore - perché se vincere in un mondo del genere significa piegarsi, preferisco spezzarmi. Eccomi decapitato, inesistente, "torvo in volto, come lo spettro di un re ucciso."
In teoria sto aspettando l'arrivo della divisa, fatto sta che dalla visita medica non si sono più fatti sentire, quelli del lavoro. Sarebbe ben strano se sparissero dopo avermi fatto fare le analisi del sangue e un abito su misura. Comincio a temere di essermi immaginato tutto. L'idea di non essere disoccupato è così surreale. Fingo di saper vivere scrollando le spalle "ma certo che mi chiameranno". La verità è che non ci dormo la notte. Siamo in Italia, o non mi chiameranno mai più o chiameranno e pretenderanno che sia pronto per il giorno dopo. *** *****.
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