Ma è stirata quella camicia?
Si, ma non so stirare.
Così per me non va bene.
Si, ma a te chi l'ha stirata la camicia? La moglie, la madre, allora è facile giudicare le imperfezioni altrui. Fanculo il patriarcato. E fanculo anche il mio perfezionismo di cui mi vergogno, il modo in cui me la prendo per queste cose senza riuscire a smettere di pensarci perchè voglio il controllo, lo voglio tutto, su ogni piccola piega e su ogni ricciolo. Cristallo sbeccato, non più impeccabile, bersaglio di chi ora vede il proprio riflesso con un taglio sul viso.
"Il controllo è prova di potere e garanzia di libertà: un modo di assicurarci assoluta indipendenza da ciò che non dipende da noi".
Il macrocosmo nel microcosmo, il mio essere improponibile aggrappato a quella camicia stropicciata, la mia. Ho riprovato a stirarne un'altra, oggi, è difficile. Vedo pieghe ovunque. C'è un'unica piega, in realtà, e mi ci sono infilato dentro al riparo da questo ambiente sessista, omofobo, razzista, xenofobo, tipicamente italiota.
Mi ritrovo con una pellaccia più spessa di quanto immaginassi però non mi rimane indifferente tutto questo, mi sento come intossicato e a volte la sera devo piangere, sento sempre il bisogno di depurarmi o di ricostruirmi. Lo dice anche Seneca, però, che il rimprovero quando non è misurato ferisce invece di rendere migliore (Seneca parafrasato da Foucault). Non è per la grevità dell'ambiente che piango: non i morti ma i vivi sono il problema; quelli che adesso nella mia vita hanno un volto e un nome, ricorderò per sempre anche loro benché malvagi come gli altri che al posto di aiutare rigirano il dito nella piaga, se ne hanno l'occasione. E lo faranno se capiranno quanto mi feriscono questi commenti, come cado sul pavimento sporco, perennemente sporco di schegge. L'enfer, c'est les autres. O forse l'inferno sono io, che non mi perdono niente e non mi nascondo niente. Il mio è stato un inizio col botto, e ora naturalmente temo di cadere a pezzi o di retrocedere, queste vertigini non le avevo mai provate quando ero paladino della nevrosi, schiavo di un sistema che vorrebbe tutti burocrati, mi volevo piccolo e geometrico, ordinato, bidimensionale, come la luna che vediamo sempre in parte nascosta ignorando il suo essere sferica. Sono cambiato molto negli anni, in qualche modo ho preso a bruciare come fiamma viva che mai riesce a nascondersi completamente. Così sfioro le vette, ma il prezzo da pagare sembra essere una camicia mal stirata.
Mi si dice che così non va bene, però stanotte c'è la luna piena in acquario allora io dico che forse, invece, va bene così.
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