Mi sono cadute delle parole sbagliate dai denti che io solo ho sentito, o forse così mi piace pensare per non disperarmi. Mi ripeto dimenticheranno, che i miei sussurri dal sottosuolo non infrangono la superficie. Si ha però la tendenza a ricordarsi la data dei terremoti allora eccomi scoperto, finito, troppo vecchio per essere così giovane e innocuo, infondo, pieno di terrore che vorrei condividere come fosse un gesto generoso, ma la torta è avvelenata.
Parlo nella direzione di tutte queste teste, a volte, poi qualcuno punta un faro addosso per un secondo, sotto la luce non so stare, mi muoiono tra le mani i fiori regalati, vorrei chiedere scusa perché non so bene che fare, che cosa dire. Sto così bene con i morti perché sono là sotto anch'io, e quando c'è qualcuno che di me si mostra più intelligente fingo di essere quello che sa vivere, prendo a zoppicare nel vocabolario della superficie e inevitabilmente inciampo.
C'è qualcosa al di sopra di queste teste: è la mia testa trafitta, il mio sguardo penzolante e cattivo che disprezza il cielo e non ha nemmeno più voglia di guardare male.
Vorrei gli occhiali da sole sempre.
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