Nessuna chiamata da lavoro, la settimana inizierà con un bagno di sole settembrino. Dentro la solita scatolina, a controllare le mail, a leggere un orribile saggio di critica letteraria. Ho un solo xanax e mezza bottiglia di prosecco. Non so se prendere il primo o scolarmi la seconda. Ho escluso lo xanax perché ne è rimasta una sola pastiglia, e ho escluso il vino perché temo abbia qualche strano effetto con il vaccino che ho fatto da poco. Mangio del mango, pensando allo xanax. C'è qualcuno che potrebbe procurarmelo, ma non nell'immediato. Il lavoro mi consente di starmi lontano, non mi sopporto più. O meglio, non sopporto più il cadavere di me stesso e l'olezzo che emana, nonostante l'abbia ben nascosto provando a ingannarmi e per un po' ci sono riuscito, bruciando tutto, riempiendomi le narici di fumo.
Non tutte le persone che fanno il mio lavoro sono così, così a contatto con la morte. Al massimo ascoltano un po' di metalcore ma non conoscono i Gorgoroth, Ildjarn o Striborg. Canticchiano. Guardano i film e usano l'espressione "di cultura". Non so, non mi interessano, ma alcuni di loro forse sarebbero degni di uno studio, di un po' più di osservazione. Dopotutto sono le uniche persone che vedo, per quanto vorrei che non fosse così. Dicevo che i cadaveri non mi fanno schifo perchè sono un cadavere io stesso, e non mi faccio schifo. Mi hanno ucciso e sono risorto sbilenco, uno zombie scemo, l'intelligenza di un tempo e i trenta e lode sono ormai ricordi di un'altra vita. Vorrei tanto prendere quello xanax, non mi interessa più il domani perchè tanto non dovrò lavorare, plausibilmente però mi chiameranno per martedì - quindi sarò più tranquillo. Ho un altro impegno martedì sera, sicuramente farò un sacco di ore ritrovandomi a passare da zero a cento. Io però non sono così flessibile, la spaccata non la so fare, mercoledì mattina avrò tutte le gambe indolenzite. Io sono morto quando ho scelto di non scrivere più. è stata una morte liberatoria, come se mi fossi liberato di un peso - il peso della vita - però adesso sono morto, morto e non sepolto perchè ho finto di essere vivo, di non essere stato brutalmente colpito questa volta. E invece questa volte ci sono proprio rimasto sotto. Qualche giorno fa stavo davvero male e ho ripiegato sullo xanax delle emergenze: sono stato a fare la spesa ed ero felice, davvero felice, come quando il vino è molto buono. Non sono stato in grado di essere così felice nemmeno quando la mia attuale ragazza mi ha baciato, anni fa, sono tornato a casa e ho pianto. Rileggo questo sghembo di diario e mi viene da piangere perchè non so più scrivere, non faccio altro che pensare allo xanax e non riesco nemmeno a piangere. Domani non so proprio cosa fare. Fingo di studiare il saggio brutto bevendo tisane, niente té altrimenti finisco al pronto soccorso scambiando un attacco di panico per un infarto. Un tempo per ricominciare da capo avrei fatto una lista dei motivi per cui mi piacciono le persone che mi piacciono, mi sarei appropriato delle loro qualità perchè l'identità riguarda più il trovare che il costruire. Però adesso non ho più voglia di essere niente. Vorrei essere e basta, ma il risultato non può essere che un pastrocchio. Peccato che tutto ciò sia capitato proprio all'inizio di un nuovo capitolo della mia vita, pieno di spettatori che saranno testimoni delle mie deficienze, del mio essere deficiente per eccellenza in quanto manchevole di un centro, di un qualcosa che posso chiamare "me" e che è diverso da te.
La mia psicologa è in vacanza, sono un po' nella merda.